La storia

Studio Guglielma è frutto di un percorso più che decennale di lavoro e vita associata. É oggi una società cooperativa che si ispira ai principi della mutualità e alla pratica di relazioni femminili.
Frutto di una consolidata esperienza di formazione-azione, progettazione di servizi, mediazione sociale e ricerca-intervento, ha maturato nella propria compagine sociale professionalità, competenze e saperi esperti e trasversali.
Guglielma risponde principalmente all’esigenza delle socie che l’hanno fondata e la dirigono. Si configura come una struttura leggera e agile che si avvale per le differenti progettualità di un equipe di collaboratori oltre che di una comunità di ricerca tessuta negli anni con università ed enti di ricerca.
Siamo arrivate ai nostri oggetti di lavoro scommettendo sulla capacitazione di soggetti e contesti, territorio e incrocio fecondo tra bisogni e risorse con metodologie e strumenti capaci di restituire ai problemi la loro complessità senza rinunciare ad una semplicità dell’azione.
“Creazione sociale” è il nome che abbiamo dato alla nostra vocazione.

Guglielma Boema

Guglielma è il nome italianizzato di una donna che da giovane fu chiamata Vilemina (o Blazena Vilemina), da adulta, anzi vecchia, Gulielmina, e che, nei documenti storici, gli atti di un processo scritti in latino medievale, figura come Guillelma o sancta Guillelma. Molti nomi per una donna dalla personalità grande e misteriosa, che ha camminato per sentieri che si conosce solo in parte, vissuta sul confine tra luce e ombra che, quando sono molto forti, s’invadono fra loro. Io racconto quello che so di lei, senza saper distinguere tra leggenda e verità storica, niente preoccupata di ciò.
Guglielma nacque a Praga nel 1210 da Costanza d’Ungheria, sposa del re di Boemia. Prima di lei erano nati tre maschi, dopo di lei un’altra femmina, che diventerà la celebre santa Agnese di Praga, amica di penna di Chiara d’Assisi. Non sappiamo nulla della vita di Guglielma finché non arrivò a Milano, intorno all’anno 1262, accompagnata da un figlio, probabilmente adulto. Si fermò a Milano e strinse rapporti di amicizia spirituale con i monaci cistercensi di Chiaravalle milanese. Intorno a lei si formò una cerchia molto varia di persone, attirate dalla sua santità e sapienza. C’erano donne, in maggioranza, e uomini, laici e religiose, popolo e nobiltà, parecchi uniti fra loro da vincoli di parentela. C’era anche un figlio di Matteo Visconti, signore di Milano, e una cugina per parte di madre, suor Maifreda da Pirovano. A queste persone Guglielma insegnava ad amarsi, ad amare i poveri, a credere nello Spirito santo e a riconoscere la sua presenza vivente nel corpo vivo. Morì nella sua casa di Milano, nella parrocchia di San Pietro all’orto, il 24 agosto 1281.
In ottobre il suo corpo fu trasferito a Chiaravalle, in una cappella esterna all’Abbazia che diventò meta di pellegrinaggi e centro di un culto della sua santità, promosso anche dai monaci. Molte e molti fra i suoi fedeli di Milano, si convinsero che lei era l’incarnazione femminile dello Spirito santo, e che grazie a lei la Chiesa si sarebbe rinnovata, accogliendo anche donne nella sacra gerarchia e diventando mezzo di salvezza anche per l’umanità fino allora esclusa, come ebrei e mussulmani. Queste idee provocarono l’intervento del tribunale dell’Inquisizione romana, i seguaci furono condannati e insieme a loro, post mortem, anche Guglielma, i cui resti, dissepolti, furono bruciati pubblicamente in piazza Vetra a Milano, nel settembre del 1300. A Chiaravalle resta, vuota, la sua cappella, nell’antico cimitero dell’Abbazia. Di lei è rimasta memoria anche nel folklore meneghino, come di una donna trasgressiva.

(Luisa Muraro per Studio Guglielma)